27 luglio 2008

Gli alimenti che aiutano le funzioni cognitive, così la testa non invecchia!

Mangiare pesce fa bene alla memoria. Ma una ricerca dell'Università della California, dopo aver passato in rassegna 160 studi sul rapporto tra cibo e materia grigia, allunga la lista di ciò che aiuta la mente. Ecco cosa mangiare per non invecchiare.


Desideria
1 OMEGA 3
In salmone, noci e kiwi. Migliora l'apprendimento e la memoria, contrasta depressioni e disturbi dell'umore
1 ACIDO FOLICO
Nelle verdure a foglia verde, succo d'arancia, legumi, cereali, lievito e fegato. E' la vitamina B9. Previene le demenze nella terza età
1 VITAMINA E
In oli vegetali, noccioline, asparagi, avocado, spinaci, insalate a foglie larghe. Mantiene salda la memoria anche col passare degli anni
1 CURCUMINA
Spezia, componente principale del curry. Si estrae dal rizoma della Curcuma longa. Protegge il cervello dall'Alzheimer
1 FLAVONOIDI
In cacao, tè verde, vino rosso. Sostanze antiossidanti che, se abbinate all'attività fisica, aumentano le capacità cognitive
1 VITAMINA D
In pesce, funghi, latte e cereali. Riduce il declino cognitivo negli anziani e nelle persone che hanno subito un trauma
1 COLINA
In fegato, tuorlo d'uovo, pollo, vitello, tacchino. Forma la guaina che avvolge le fibre nervose, è un elemento importante per la memoria

Il pesce prima degli esami torna in auge. La motivazione era forse scorretta (l´utilità del fosforo è stata messa in dubbio). Ma sull´effetto finale, generazioni di mamme di studenti avevano visto giusto. Fernando Gomez-Pinilla, un neuroscienziato dell´università della California a Los Angeles, ha infatti passato in rassegna 160 studi sul rapporto fra cibo e cervello e ha pubblicato su Nature Reviews Neuroscience lo studio più completo su come la dieta possa influenzare capacità cognitive e memoria.

A passare l´esame sono soprattutto gli omega-3, acidi grassi di cui sono ricchi pesci, kiwi e noci. Sono uno dei mattoni principali delle membrane che circondano i neuroni. Attraverso di esse, come una dogana, passano tutti i segnali che le cellule del cervello si trasmettono quando devono calcolare, ragionare, ricordare, provare emozioni, trasmettere ordini ai vari muscoli del corpo. Quando nel 2007 la pediatra Sheila Innis dell´università di Vancouver ha pensato di prendere un gruppo di bambini tra i 6 e i 12 anni e di fornirgli un supplemento quotidiano di omega-3, i loro risultati scolastici sono migliorati. I 396 scolari australiani e i 394 indonesiani coinvolti nell´esperimento hanno ottenuto voti più alti nei compiti di abilità verbale e apprendimento mnemonico.

Ma uno studio simile, svolto a Durham, è stato criticato perché aveva ricevuto finanziamenti da una ditta produttrice di omega-3. «Questi acidi grassi - conferma comunque Gomez-Pinilla - sono importanti per la formazione di molte molecole che migliorano la memorizzazione».

Di fronte al rischio di esagerare le virtù di questo o quel nutriente, il presidente dell´Istituto italiano di ricerca per gli alimenti e la nutrizione Carlo Cannella fa presente: «Mangiare pesce due volte a settimana, o tre nel caso dei bambini, fa sicuramente bene. Assumere omega-3 sotto forma di integratori alimentari può essere un rischio. Esistono infatti dei tetti che non vanno superati, e prima di entrare in farmacia è bene farsi dare consigli dal medico». Come dimostra la rapidità con cui il pesce inizia a puzzare, gli acidi grassi che arrivano dal mare sono molecole poco stabili, e tendono a degradarsi con facilità. «Se mettiamo gli omega-3 nel latte - prosegue Cannella - creiamo un accostamento innaturale. Mangiare un bel pesce rimane la soluzione più conveniente».

Non di solo pesce è comunque fatto il menù del cervello. E se si va a cercare sulla cartina del mondo il paese meno afflitto dal morbo di Alzheimer, è in India che si va a finire. Gomez-Pinilla lega la circostanza alla diffusione di una spezia usata per conservare e insaporire i cibi: la curcuma. «La curcumina, il principio attivo di questa spezia, protegge le cellule del cervello perché è un forte antiossidante». Se gli omega-3 fluidificano il traffico delle informazioni fra i neuroni (e sono indicate per i bambini che vanno a scuola), gli anti-ossidanti frenano il decadimento del cervello durante la terza età. Accanto alla curcuma, utili per puntellare la memoria che perde colpi sono i flavonoidi di vino rosso, cioccolato fondente e tè verde e le vitamine C ed E (agrumi, noccioline e olii vegetali). L´acido folico di spinaci, lievito e succo d´arancia gioca il suo ruolo nella stabilizzazione dell´umore, mantenendo a distanza alcuni tipi di depressione. Uno studio pubblicato su Lancet l´anno scorso mostrava come questo composto fosse anche in grado di rallentare il declino cognitivo negli anziani.

Se il cibo fornisce al corpo energia, e l´organo che più ne brucia è il cervello, è normale che fra alimentazione e intelletto si stabilisca un rapporto privilegiato. «Il cibo è come un farmaco per il nostro organo del pensiero», spiega Gomez-Pinilla. Secondo lui, durante l´evoluzione umana il volume del cervello avrebbe iniziato a espandersi proprio quando i nostri antenati cominciarono a nutrirsi con grandi quantità di acidi grassi del tipo Dha, che l´organismo non è in grado di sintetizzare da solo e deve prendere dai cibi. Alcune carenze dietetiche, secondo il neurologo di Los Angeles, si potrebbero in parte spiegare anche con una carenza alimentare. In una tabella del suo studio appare infatti che Germania, Stati Uniti e Canada - i paesi con il più basso consumo di pesce - sono anche quelli maggiormente toccati dalla depressione.

All´importanza della dieta per il cervello, Gomez-Pinilla aggiunge quella di un ricco sonno (durante il quale si consolidano i ricordi e si rafforza la memoria) e dell´attività fisica. Era da qui che il neurologo aveva iniziato i suoi studi sulla salute dell´organo del pensiero. Salvo finire, dopo la ginnastica, su una tavola imbandita in cui, a guardare bene, neanche alla gola si fa mancare nulla.

 

 

 

 

24 marzo 2008

Con i flavonoidi un cuore più resistente !

Desideria

CAMPOBASSO - Una dieta ricca di flavonoidi mantiene il cuore più giovane. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Grenoble in collaborazione con gli altri centri di ricerca che partecipano al progetto FLORA, uno studio finanziato dall’Unione Europea, che esplora gli effetti di una speciale classe di antiossidanti- i flavonoidi- sulla salute umana. Il lavoro scientifico, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Nutrition, è uno dei pochi ad aver condotto le indagini in questo campo proprio attraverso studi in vivo. “Finora - spiega Marie-Claire Toufektsian, autore principale dello studio - le attività biologiche e protettive dei flavonoidi sono state ampiamente studiate in vitro, a livello cellulare. Ma questo tipo di approccio ha un limite evidente: risulta estremamente difficile stabilire con esattezza la natura dei diversi tipi di flavonoidi che vengono assorbiti in un comune pasto. Anche il metabolismo gioca a nostro svantaggio, se ci basiamo solo su risultati ottenuti da studi in vitro”. In altri termini, le sole cellule coltivate in laboratorio non bastano a studiare un meccanismo complesso come quello dell’assorbimento di antiossidanti dal cibo. Ecco quindi la necessità di spostare il raggio di indagine. La soluzione più ovvia è sembrata quella di studiare gli effetti di questo tipo di antiossidanti sui ratti. La svolta parte dalle piante: quelle ricche di flavonoidi hanno fatto al caso dei ricercatori. La partita si gioca tutta su due colori: il giallo e il blu. Nello studio coordinato da Toufektsian il mais giallo è quello privo di antocianine (una varietà di flavonoidi), mentre il mais blu, ottenuto dal Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie dell’Università di Milano con tecniche di coltivazione tradizionali senza modificazioni di tipo transgenico, ne è particolarmente ricco. “Nella classica dieta per roditori- spiega Chiara Tonelli, responsabile di questa parte dello studio- sono stati introdotti semi di mais da noi prodotti con uno dei due diversi colori, separando così due gruppi di animali che hanno seguito la dieta gialla o quella blu per un paio di mesi”. Nello stesso periodo i ricercatori hanno accuratamente misurato i livelli di antocianine nel plasma e nelle urine dei due gruppi di ratti usando un metodo messo a punto nei Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso. Successivamente si è passati alla seconda fase dell’esperimento, studiando l’insorgenza e l’evoluzione di un infarto cardiaco indotto sperimentalmente in entrambi i gruppi di ratti. “Abbiamo scoperto – dice Maria Benedetta Donati, coordinatrice dei Laboratori di Ricerca di Campobasso - che il consumo prolungato di antocianine si è tradotto in un effettivo assorbimento da parte dell’organismo che ha reso i ratti più resistenti all’infarto; in altre parole, l’infarto che li colpiva causava danni molto ridotti rispetto a quanto avveniva negli animali di controllo che non assumevano antocianine”. Ma in gioco c’è anche la quantità di flavonoidi assorbita. Tonelli spiega che “in proporzione, i ratti che consumavano il mais blu hanno ricevuto una quantità di queste sostanze tredici volte superiore a quella che la maggior parte delle persone assume con una tipica alimentazione occidentale, dove non si superano i 12 milligrammi al giorno”. Ed è proprio a questo punto che entra in gioco la dieta Mediterranea. Gli autori dello studio, infatti, sottolineano la profonda differenza che esiste tra la tradizionale dieta mediterranea e la cosiddetta Western Diet, ricca di grassi e povera di fibre. “Il contenuto di antiossidanti presenti nella dieta Mediterranea è molto più elevato rispetto a quello della dieta occidentale, il che spiegherebbe in parte perché i cibi mediterranei sono cardioprotettivi” - spiega ancora la Donati. Nonostante i risultati dello studio siano assolutamente incoraggianti, gli stessi ricercatori preferiscono andarci piano. “A livello cellulare i meccanismi della protezione non sono ancora pienamente determinati, – avverte Toufektsian - Inoltre, non è affatto escluso che potrebbero esserci delle differenze tra esseri umani e animali da esperimento, per esempio in termini di assorbimento dei flavonoidi e del loro metabolismo”. E sono proprio volontari umani al centro di un’altra fase del progetto Flora. Nei Laboratori di Ricerca della Cattolica di Campobasso si sta infatti studiando l’assorbimento e il metabolismo all’interno del corpo umano di antocianine contenute nel succo di arance rosse, una delle sorgenti più generose di flavonoidi. Sarà in questo modo valutata la facilità con cui queste sostanze vengono assorbite dall’organismo umano per esercitare i loro effetti benefici.
Il Progetto FLORA
Finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VI Programma Quadro, il progetto FLORA nasce con l’obiettivo di approfondire le dinamiche attivate dagli antiossidanti, con lo scopo di istituire in Europa un gruppo all’avanguardia per lo studio delle correlazioni tra questi preziosi elementi e malattie cardiovascolari, infarto e tumori. I ricercatori di FLORA sono impegnati sul fronte degli antiossidanti contenuti in diversi vegetali, come il mais, i pomodori ed una pianta sperimentale chiamata Arabidopsis. Altre protagoniste dello studio sono le arance. Già ricche di flavonoidi e polifenoli, le arance di FLORA hanno una marcia in più: sono infatti potenziate le quantità di antiossidanti al fine di esaltare le proprietà benefiche del prodotto naturale. A differenza degli altri prodotti, studiati su cellule e animali da laboratorio, gli agrumi vengono usati nei trial umani perchè assolutamente privi di additivi e conservanti e coltivati nel pieno rispetto dei parametri salutistici. Nessun rischio di spiacevoli sorprese, dunque, ma solo un incremento controllato in termini di nutrizione. Promuovere la salute attraverso un’alimentazione corretta ed equilibrata, nel rispetto delle tradizioni alimentari dei diversi Paesi europei, rappresenta la missione di Flora. Al Progetto partecipano Centri di ricerca italiani e di altri Paesi Europei.


Partner del Progetto FLORA:
John Innes Centre, Norwich, United Kingdom
Università degli Studi di Milano
Institute of Plant Genetics and Crop Plant Research, Gatersleben, Germany
Laboratori di Ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore, Campobasso
Plant Research International, Wageningen, The Netherlands
TIMC-IMAG, PRETA Coeur & Nutrition, CNRS UMR 5525- UJF- INP, Faculté de Médicine, Université de Grenoble
Istanbul Technical University, Turkey
Congenia SRL, Milano
Istituto Sperimentale per l’Agrumicoltura, Acireale
Ortogel, Caltagirone
Biopolo SRL, Milano

 

9 marzo 2008

L'arancia al top dei desideri dei bimbi !

Desideria

I sapori graditi dalla maggior parte dei bambini non sono un mistero: pasta al pomodoro, polpette, merendine, gelati, bibite gassate. Fra i meno tollerati: il pesce, le verdure “verdi”, la carne “cucinata in modo sano”.
Se ormai le vostre ricette in casa si restringono a una decina e siete stanchi di fare cose nuove, perché “intanto non le mangia”, ebbene, la signora Dina D’Addesa vi direbbe che state commettendo uno sbaglio.

D’Addesa è in primis una nutrizionista, e in secondo luogo la coordinatrice di una ricerca dell’Istituto nazionale per gli alimenti e la nutrizione (Inran) che ha monitorato il gusto di 274 bambini fra gli 8 e gli 11 anni sulla base degli scarti a mensa di una scuola primaria di Roma (141/o circolo didattico San Cleto).
Lo scopo dell’indagine era misurare la diffusione della dieta mediterranea nelle scuole dell’obbligo; una necessità visti i gravi problemi di obesità che affliggono i nostri minori.

Secondo la ricercatrice i genitori non dovrebbero scoraggiarsi dai “non mi piace” e proporre di nuovo i piatti disdegnati senza forzature e in un ambiente piacevole. Perché il bambino ha bisogno di apprendere una nuova percezione sensoriale per sviluppare interesse per un cibo “nuovo”.
Pensiamoci: è pur vero che certi alimenti non ci piacevano nella nostra infanzia e improvvisamente ci sono diventati graditi dopo qualche anno. Il gusto dei bambini è volubile e dipende molto da come i loro genitori sono capaci a stimolarlo.

Paura del nuovo? Sì, i bambini si proteggono limitando la loro alimentazione ai sapori che sono loro già noti e graditi. “Abbiamo registrato a sorpresa le carote al top dei desideri dei bimbi insieme alle patate cotte in ogni maniera, mentre 8 volte su 10 gli spinaci al burro e parmigiano sono rifiutati" dichiara D’Addesa commentando i risultati della sua ricerca (Ansa). Sono scartati anche la pasta e ceci e il passato di fagioli con la pasta (i bambini dicono “no” rispettivamente al 54,1% e 46,2%). Graditi invece i passati di verdura con la pasta che probabilmente ricordano loro “le prime pappe”. Fra la frutta la più richiesta è la banana, medaglia d’argento per gli agrumi. All’ultimo posto? La mela. (scartata dal 57,4% dei bambini).

I ricercatori hanno dimostrato però che con qualche gioco sugli ortaggi, le degustazioni e la pratica dell’orto in classe, il consumo della frutta aumentava.
Uno spunto per introdurre nelle nostre case l’educazione alimentare.

Consigliamo di leggere le linee guida per una sana alimentazione italiana dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.

Intanto ecco un decalogo interessante:

1) Non usare mai il cibo come una ricompensa o una punizione ("se mangi tutto ti dò un cioccolatino"; "se non finisci la pappa, niente cartoni")

2) Non forzare il bambino quando dice che si sente pieno

3) Non prendere in giro mai tuo figlio per il suo aspetto ("guarda come sei magro, ti si vedono le ossa", oppure "sei troppo grasso").

4) Non ricorrere a diete casalinghe. E' sempre meglio rivolgersi a uno specialista

5) Insegna al bambino la differenza fra un fisico atletico, uno anoressico e uno fuori forma

6) Sì all'esercizio fisico. Quando non è in palestra o in piscina, cerca di portare il bambino all'aperto, al parco giochi o in un posto dove possa correre e liberare le energie.

7) Prova degli alimenti nuovi, magari in modo diverso. Se la pasta con le zucchine non gli piace prova a fare una torta salata a base di zucchine!

8) Vai in biblioteca a cerca dei libri sulla frutta e la verdura che riescano a spiegare anche le proprietà di questi beni della terra.

9) Cerca di manipolare il cibo il meno possibile. Prova sempre prima "l'alternativa semplice".

10) Cerca di eliminare le pubblicità di merendine e snacks: invece di accendere la televisione proponi al bambino cartoni in dvd e in videocassetta.


 

26 gennaio 2008

LE ARANCE DELLA SALUTE PER LA RICERCA CONTRO IL CANCRO

L'inizitiva dell'Airc-Associazione per la ricerca sul cancro, da oggi in 2700 piazze italiane

"Le arance della salute" anche quest'anno in 2700 piazze italiane per raccogliere fondi destinati alla ricerca sul cancro. L'iniziativa dell'Airc ha come obiettivo educare ad un'alimentazione alleata contro i tumori. Cosa mangiamo fa la differenza, sostengono i ricercatori, ma anche quando lo mangiamo. Regola d'oro è rispettare i ritmi naturali e la 'cronobiologia': La mattina, infatti, si ha bisogno di più zuccheri, a pranzo vanno bene cibi moderatamente grassi e i carboidrati, che vanno evitati invece a cena.

Oltre il 30 per cento dei tumori nasce a tavola, come hanno ricordato gli esperti in occasione della giornata Airc, arance in piazza per sostenere la ricerca contro il cancro. E, oltre a una dieta «più verde» possibile, nella prevenzione sono in prima fila anche sonno e sole. Ecco il vademecum degli specialisti e alcuni suggerimenti per ricordare che con il nostro comportamento a tavola (e non solo) possiamo fare molto per restare sani a lungo.

TANTO VERDE NEL PIATTO: è fondamentale per una dieta sana mettere nel piatto tanta verdura, privilegiando quella verde come broccoli, spinaci, bieta. Bene anche frutta, legumi, pesce. No ai grassi animali e insaccati e poca carne rossa. Almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura.

NO AD ALCOL E CIBI-SPAZZATURA: bandire snack, cibi ipercalorici e industriali, bevande molto zuccherate, cibi in scatola. Ridurre il consumo di alcol (massimo due bicchieri di vino al giorno per l’uomo e uno per le donne; 10-15 grammi di etanolo al giorno per le donne, il doppio per gli uomini).

OCCHIO AL GIRO-VITA: attenzione anche al giro-vita, ovvero alla pancia. L’accumulo di grasso nella zona addominale è molto pericoloso anche per il rischio di insorgenza di tumori.

60 MINUTI DI CAMMINATA AL GIORNO: l’attività fisica è fondamentale. Gli esperti consigliano almeno 30 minuti (ottimali sarebbero 60 minuti) di camminata veloce al giorno.

NO A PILLOLE E INTEGRATORI: gli specialisti sconsigliano pillole o integratori di sostanze naturali che promettono effetti «miracolosi». Meglio sempre farsi consigliare dal medico.

TANTO BUON SONNO: il sonno (bene le 7 ore) ha un ruolo importante nell’aiutare a prevenire alcune forme tumorali. Nel sonno si ha infatti la produzione di melatonina, che ha dimostrato di avere effetti protettivi per le donne.

SOLE TOCCASANA: anche il sole, preso nelle ore giuste, ha un effetto benefico. Innesca infatti la naturale protezione di vitamina D, che ha effetti protettivi contro il cancro.

I carboidrati? E’ meglio evitarli la sera
Meglio bandire carboidrati e zuccheri dal pasto serale, privilegiando invece proteine e vitamine. E la ragione non è solo estetica: mangiare pasta la sera, infatti, non solo va a discapito della bilancia, ma favorisce il rischio di tumore. A chiarirne la ragione è il ricercatore Antonio Moschetta dell’Istituto «Mario Negri Sud» di Chieti : «Il Dna delle cellule può avere dei mutamenti anche a causa di sostanze esterne come i carcinogeni, sostanze chimiche presenti ad esempio nei cibi industriali. Le cellule così modificate sono naturalmente tenute sotto controllo o eliminate ma, in particolari condizioni, sfuggono ai meccanismi di controllo e possono dare luogo a neoplasie. E sfuggono al controllo proprio in presenza di una dieta molto ricca di grassi, poiché questi impediscono in un certo senso il riconoscimento e la distruzione della cellula modificata accelerando l’insorgenza tumorale. I grassi danno cioè “benzinà ai tumori”». E cosa c’entra la cena? I carboidrati vengono trasformati in grassi dal fegato, spiega Moschetta, «ma, se assunti la sera, diventano grassi in eccesso e inutili, poiché di notte c’è un ridotto dispendio energetico. Dunque, grassi che rappresentano un rischio pro-tumori e che andrebbero evitati».

Mantenere il peso invariato nel corso della vita
Un altro consiglio viene da Paola Muti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma: «E’ importante mantenere il più possibile lo stesso peso di quando si avevano 20 anni, cioè di quando il nostro organismo era nella condizione migliore di rapporto grasso-massa magra. E comunque cercare di avere un indice di massa corporea compreso tra i valori 21-23». Un bilanciamento che si ottiene, dice Muti, «con 5 porzioni giornaliere tra frutta e verdura, alcol limitato al massimo (2 bicchieri al giorno per lui, uno per lei), poco sale e poca carne rossa. E niente insaccati». Il pesce va bene, «a patto che non sia al mercurio come ormai troppo spesso succede, anche se pescato in alto mare».

 

13 dicembre 2007

Terza età: dai flavonoidi un aiuto per la mente

Desideria

Mangiare cibi ricchi di flavonoidi aiuterebbe a rallentare il declino cognitivo nella terza età. Lo segnala l'Osservatorio NFI - Centro Studi dell'Alimentazione Nutrition Foundation of Italy - dopo i risultati di uno studio che ha coinvolto 1.640 soggetti con 65 anni o più che hanno riportato le proprie abitudini alimentari e si sono sottoposti a visita medica all'inizio dello studio e per altre 4 volte nel corso dei 10 anni di osservazione. Ad ogni visita, per valutare le facoltà cognitive, venivano effettuati 3 test specifici tra cui il Mini-Mental State Examination (Mmse) per verificare la presenza, l'entità e la progressione del deterioramento cognitivo.

Uno studio tra gli over 65 durato dieci anni
E' emerso che un elevato apporto di flavonoidi sarebbe associato a un migliore livello cognitivo all'inizio dello studio e a una minore perdita di lucidità nel corso dei 10 anni di durata dello studio. In particolare, coloro che al momento del reclutamento appartenevano alla più alta categoria di consumo (dai 13,6 ai 36,9 mg di flavonoidi al giorno) presentavano migliori performance cognitive e al momento del follow up avevano «perso» solamente 1,2 punti sulla Mmse. I partecipanti che presentavano il minor apporto di flavonoidi, invece, partivano da livelli cognitivi più bassi e nel corso dello studio perdevano 2,1 punti al Mmse, riportando, quindi, un maggior deterioramento delle capacità intellettuali.

Si trova abbondante nelle arance
Ma che cosa sono i flavonoidi? Sono dei potenti antiossidanti e degli «spazzini» dei radicali liberi, giocano infatti un ruolo essenziale contro le malattie, mantendendo sano il cuore e in generale svolgendo un’azione anti-infiammatoria. Le fonti più importanti sono la frutta e le arance in particolare!

 

23 novembre 2007

Un'arancia al giorno toglie il medico di torno

Desideria

Da molti anni è noto che una dieta ricca di frutta e verdura è in grado di diminuire il rischio di insorgenza di tumori. Ora, grazie a uno studio condotto in Italia che ha coinvolto numerosi centri, anche all’estero, ha spiegato perché frutta e verdura sono nemiche del cancro.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Oncology e realizzato grazie al contributo dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) ha confrontato le abitudini alimentari di 460 pazienti con tumore della laringe e di circa 1.000 persone sane e ha dimostrato che esiste una relazione tra quantità di frutta e verdura consumata e rischio di sviluppare questo tumore.

In particolare, i ricercatori hanno dimostrato che gli elementi nutritivi “amici” presenti nella frutta e nella verdura sono i flavonoidi, sostanze contenute in tutti gli alimenti di origine vegetale. I risultati dello studio hanno dimostrato che maggiore è la quantità di flavonoidi che ingeriamo, minore è il rischio di sviluppare un tumore della laringe.

Un’analisi più dettagliata ha permesso di scoprire che il tipo di flavonoidi con la capacità protettiva più elevata è quello presente negli agrumi. Per quanto riguarda il tumore della laringe, quindi, non è la mela quotidiana a tenere lontana la malattia, ma piuttosto una sana spremuta mattutina.

Fonte: Ufficio stampa AIRC 2007.

 

05 novembre 2007

Un bicchiere di succo d'arancia al giorno tiene a bada i calcoli renali.

Desideria

Un bicchiere di succo d’arancia al giorno potrebbe eliminare il rischio di sviluppare calcoli renali. Dai risultati di una ricerca condotta presso il centro medico universitario dell’Università di Dallas, Texas, è emerso altresì che il succo d’arancia sarebbe assai più efficace di altri succhi di agrumi, come per esempio la limonata.

I calcoli renali possono essere prodotti da un’eccessiva concentrazione di minerali nell’urina e di solito le persone che soffrono di calcoli hanno di frequente il rischio di ricadute, per cui devono sottoporsi a cambiamenti nello stile alimentare.

Lo studio ha dimostrato che l’assunzione di integratori di potassio citrato può rallentare la formazione dei calcoli, ma alcune persone non lo tollerano per via degli effetti collaterali a carico dell’apparato gastrointestinale.

Per queste persone, l’alternativa consigliabile è proprio il succo d’arancia, che contiene una forma naturale di citrato e che può dunque sostituire efficacemente gli integratori. La presenza di potassio citrato contribuisce a diminuire l’acidità delle urine.

I test, condotti su 13 volontari, tra cui alcuni con una storia di calcoli renali alle spalle, hanno dimostrato che il succo d’arancia è più efficace della limonata, nonostante entrambi contengano livelli comparabili di citrato.

Secondo la ricercatrice Clarita Odvina, il citrato contenuto nel succo di arancia e di pompelmo è accompagnato da uno ione potassio, mentre quello contenuto nella limonata è accompagnato da un protone, cosa che potrebbe contrastare l’effetto anti-acidità di questo succo.

I primi risultati dello studio sono pubblicati nel "Clinical Journal of the American Society of Nephrology", ma la ricerca dovrà proseguire per approfondire meglio la correlazione tra succo d’arancia e prevenzione dei calcoli renali.

 

10 ottobre 2007

Catania: arriva nelle scuole "La merenda della salute"

Desideria

Sull'onda del buon esempio già dato da altre regioni, anche in Sicilia le scuole si organizzano per diventare luoghi non solo di cultura generale, ma anche di educazione alimantare. Grazie al progetto "La merenda della salute", promosso dall'Azienda Usl3 di Catania, saranno presto inserite nei distributori automatici delle scuole mini-confezioni di frutta e verdura fresca (pulita e affettata), yogurt, spremute di agrumi e altri alimenti genuini.

Al progetto hanno già aderito gli istituti scolastici di Catania e dei comuni di Adrano, Castiglione di Sicilia, Maniace, Randazzo e Vizzini.
  

 

04 ottobre 2007

La vitamina C potrebbe ritardare lo sviluppo di alcuni tumori

Desideria

La vitamina C e gli altri antiossidanti possono ritardare la crescita di alcuni tumori, così ha scoperto il ricercatore Chi Dang dell’università americana Johns Hopkins di Baltimora. Sulla base di esperimenti su topi trasgenici, egli ha concluso che la vitamina C, Struttura Vitamina C e un altro antiossidante, l’N-acetilcisteina, impediscono la produzione del cosiddetto HIF-1 (hypoxia-inducible factor 1). Dang spiega che gli antiossidanti destabilizzano la possibilità che un tumore ha di svilupparsi anche in condizioni di scarsità di ossigeno. Questo fattore di trascrizione favorisce tra l’altro la crescita di vasi sanguigni nei tumori. Gli antiossidanti hanno dunque effetto solo in quei tumori che sono dipendenti dall'HIF-1 per svilupparsi. I topi della ricerca sono stati infettati con una forma di leucemia umana o di cancro al fegato. Anche studi sul cancro alla prostata e sul linfoma hanno dato esiti positivi.

Teorie sulla vitamina C come protezione dal cancro circolavano già da tempo, senza che fosse chiaro quale meccanismo potesse esserne alla base. La vitamina C, o acido ascorbico, è una sostanza solubile in acqua che è presente nella maggior parte delle varietà di frutta e verdura. Fonti di citamina C sono i kiwi, le arance e i peperoni. Il ricercatore Dang è del parere che l’effetto positivo della vitamina C sarà visibile anche per il cancro all’intestino e quello al collo dell’utero.

Lo studio è comunque ancora in una fase preliminare. "Non voglio incoraggiare nessuno, per ora, a imbottirsi di antiossidanti come mezzo contro il cancro", si è affrettato a precisare lo studioso.

 

13 settembre 2007

DA CAMPO A TAVOLA I PREZZI MOLTIPLICANO PER CINQUE

Desideria

Crollano i consumi in quantità di pane (6,1%) e pasta (- 5,6%) degli italianiIn Italia i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola. Nell'ampia forbice tra produzione agricola e al consumo c'è un sufficiente margine da recuperare per evitare ingiustificati rincari e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie. E' quanto afferma la Coldiretti che ha raccolto le giuste sollecitazioni delle associazioni dei consumatori ( Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) con iniziative di sostegno allo sciopero della spesa in molte piazze a partire da Montecitorio a Roma dove è stata allestita una esposizione per informare sulla moltiplicazione dei prezzi per i diversi prodotti. L'obiettivo della partecipazione degli agricoltori - precisa la Coldiretti - è infatti quello di promuovere maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e nell'informazione sull'origine dei prodotti per combattere le speculazioni in agguato a danno delle imprese agricole e dei consumatori. Fenomeni che - continua la Coldiretti - provocano il crollo dei consumi con gli acquisti in quantità della pasta sono calati del 5,6 per cento e quelli del pane del 6,1 per cento senza attendere lo sciopero della spesa, secondo i dati Ismea- Ac Nielsen relativi ai primi cinque mesi del 2007. Se - sottolinea la Coldiretti - dal grano (0,22 euro/kg) al pane (2,7 euro/kg) l'aumento del prezzo è del 1100 per cento, dal grano (0,22 euro/Kg) alla pasta fresca (4,5 Euro/Kg) la crescita è del 1900 per cento, dal latte fresco alla stalla (0,35 euro/litro) a quello nella tazza (1,4 euro/litro) l'incremento è del 300 per cento uguale a quello medio che si verifica per l'ortofrutta secondo l'Antitrust. E altri esempi non mancano - continua la Coldiretti - come il maiale che dalla stalla (1,1 euro/kg) alla braciola in macelleria (8 Euro/kg) aumenta il proprio prezzo del 600 per cento mentre il costo di uva e olive incide rispettivamente per un quarto e un terzo del costo complessivo di vino e olio. La realtà è che dei circa 467 Euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande oltre la metà - sottolinea la Coldiretti - per un valore di ben 238 Euro (51 per cento) vanno al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all'industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole, a significare che eventuali variazioni dei prezzi alla produzione agricola hanno effetti molto limitati sui prezzi al consumo che dipendono principalmente da altri fattori. D'altra parte le variazioni nel tempo dimostrano che i prezzi dei prodotti alimentari al consumo hanno un andamento divergente rispetto a quelli alla produzione. Ad esempio - precisa la Coldiretti - è aumentato del 419 per cento il prezzo del pane negli ultimi venti anni nonostante quello del grano sia continuamente diminuito e oggi risulti addirittura inferiore a quello pagato agli imprenditori agricoli nel 1985. Le statistiche dimostrano - sottolinea la Coldiretti - che nel tempo i prezzi del grano hanno avuto un andamento opposto a quello del pane, della pasta e dei dolci e che mentre i primi diminuivano i secondi hanno continuato ad aumentare senza quindi alcuna correlazione con la materia prima. Secondo il presidente della Coldiretti Sergio Marini serve più trasparenza nelle informazioni che riguardano i prezzi e la provenienza dei prodotti agricoli utilizzati negli alimenti introducendo l'obbligo di indicare in etichetta l'origine per evitare rincari ingiustificati, ma anche fenomeni speculativi sull'importazione dall'estero di prodotti di bassa qualità da spacciare come Made in Italy. Ma - ha sostenuto il presidente della Coldiretti - occorre lavorare soprattutto sulle filiere inefficienti che perdono valore. Per troppo tempo - ha precisato Marini - la politica agricola è intervenuta ritardando le necessarie ristrutturazioni, favorendo il permanere di diseconomie, come purtroppo si cerca di fare anche con alcuni passaggi della riforma europea dell'ortofrutta appena approvata a Bruxelles. La Coldiretti - ha continuato Marini - è impegnata nel favorire nelle città l'apertura di mercati gestiti direttamente dagli imprenditori agricoli delle campagne per rispondere alla crescente domanda dei consumatori di ridurre le intermediazioni, combattere la moltiplicazione dei prezzi, assicurarsi prodotti di qualità e di limitare l'inquinamento ambientale. Sulla base dei dati dell'Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna promosso da Coldiretti e Agri 2000 quasi sette italiani su dieci hanno fatto acquisti direttamente nelle imprese agricole giudicandoli in maggioranza convenienti con un aumento a 2,4 miliardi di euro del valore degli acquisti di  vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità. D'altra parte - riferisce la Coldiretti - secondo una indagine di Agri 2000, l 'aumento degli italiani che hanno fatto acquisti direttamente dagli agricoltori è giustificato anche da un risparmio atteso compreso dal 20 al 30 per cento, ferme restando le superiori garanzie di freschezza e genuinità. Un fenomeno che riguarda i paesi più sviluppati anche dal punto di vista della distribuzione commerciale come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti dove i cosiddetti Farmers Market sono una realtà in rapida espansione con il loro numero che è cresciuto nell'arco di cinque anni del 30 per cento passando da circa 3000 agli oltre 3700 interessando anche le aree di prestigio di grandi centri come New York e Los Angeles.

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PREZZI DAL CAMPO ALLA TAVOLA

  • DAL GRANO (0,22 Euro/kg) AL PANE (2,70 Euro/kg)   (IL PREZZO AUMENTA DI 12 VOLTE)
  • DAL GRANO (0,22 Euro/kg) AI DOLCI (15 Euro/kg) (IL PREZZO AUMENTA DI QUASI 70 VOLTE)
  • DAL LATTE FRESCO IN STALLA (0,35 Euro/litro) AL LATTE FRESCO AL BANCO (1,40 Euro/ litro) (IL PREZZO AUMENTA DI 4 VOLTE)
  • DAL LATTE FRESCO IN STALLA (0,35 Euro/litro) AL FIOR DI LATTE (8 Euro/ kg) (IL PREZZO AUMENTA DI QUASI 5 VOLTE)   *Occorrono 5 litri di latte per produrre 1 kg di fior di latte
  • DAL MAIALE VIVO IN STALLA (1,1 Euro/kg) ALLA BRACIOLA IN MACELLERIA (8 Euro/Kg) (IL PREZZO AUMENTA DI OLTRE 7 VOLTE)
  • DALLE ZUCCHINE IN CAMPAGNA (0,23 Euro/Kg) SULLO SCAFFALE DEL SUPERMERCATO (1,30 Euro/Kg) (IL PREZZO AUMENTA DI QUASI 6 VOLTE)

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

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